
Come esploriamo lo spazio urbano. E come rappresentiamo questa esplorazione. Ci sono molti tentativi sulla rete. Segno che è una necessità. E tra l’altro la maggior parte di questi lavori non ha un committente. Sono sperimentazioni. Vi propongo due esempi.
www.subterrain.com/brook01.html è un lavoro in progress: una idea del fotografo Martin Meyer. La prima schermata è una fotografia satellitare in bianco e nero di Brooklyn. La fotografia è divisa in vari quadranti e, passando il mouse sopra, questi si illuminano di arancione. Cliccando sulla finestra illuminata si arriva alla schermata successiva, divisa in due quadrati:quello di sinistra è diviso in ulteriori sedici quadranti, e quello di destra rappresenta un ingrandimento di uno dei sedici.
Su quello di destra compaiono una serie di segni che indicano materiali fotografici da approfondire.Come in un videogioco avanzo. E’ una caccia al tesoro interattiva. Se passo il mouse su un cerchio arancione vuoto mi appare una foto realizzata con il software quick timeVR, cioè uno spazio navigabile a 360° semplicemente muovendo il mouse da sinistra a destra o viceversa; se invece passo il mouse su un cerchio arancione che si muove lungo una strada, allora si apre una piccola finestra in cui è raffigurata la strada fotografia per fotografia, quasi un video in bianco e nero dove incontro persone, macchine, palazzi; qua e la nella foto satellitare galleggiano dei quadrati arancioni vuoti e, passando il mouse sopra, si aprono delle fotografie a colori dello spazio indicato nella mappa.
Windows Live Local Technology Preview - http://preview.local.live.com - è un esperimento della Microsoft ed è attualmente in una fase di preview, quindi un test on line: presenta alcune intuizioni interessanti. Praticamente qui si simula una camminata a piedi o in macchina nelle città di Seattle e San Francisco. Lo schermo è diviso orizzontalmente in due visori: su quello superiore appaiono le viste della città da una macchina o a piedi in soggettiva; nello schermo inferiore appare l’icona che ci rappresenta – automobile o persona – al centro della mappa della città con i nomi delle strade. Utilizzando le frecce della tastiera ci si può spostare a sinistra, destra, nord, sud.
Leggendo le informazioni sul sito – noi vogliamo che tu ti trovi li, di fronte alla pizzeria che stai cercando - si capisce che l’idea della Microsoft è di potenziare il sito inserendo delle informazione commerciali.
Vado su e giù per San Francisco con la macchina, faccio qualche controsenso in auto, schivo qualche autobus, mi fermo. Guardo la strada, i negozi. Posso usare la funzione zoom in e zoom out per ingrandire i palazzi, avere informazioni più dettagliate su una insegna commerciale.
Questi due esempi sono diversi tra di loro, sia per finalità che per capacità tecnologica e resa grafica. Brooklyn01 è stato pensato da un fotografo, le sue finalità sono prettamente artistiche, la grafica è essenziale e raffinata. Windows Live Local Technology è stato pensato da una multinazionale del campo informatico, e la sua finalità è di tipo commerciale. Entrambi hanno in comune la volontà di rappresentare il territorio urbano. Di più. Una attitudine contemporanea a raffigurare lo spazio architettonico in tempo reale, a renderlo fruibile contemporaneamente a centinaia di migliaia di utenti. Sono mappe interattive urbane, personali o collettive, con cui è possibile interagire, che possono essere modificate ed arricchite dalle nostre esperienze urbane, dal nostro modo di leggere la città, i suoi abitanti, usi, abitudini, luoghi.
La sensazione è di trovarsi non di fronte ad una mappa, ma nella mappa. Ed il gioco, l’obbiettivo, non è solo di arricchire la mappa, ma di costruirla. Siamo un popolo nomade. Il popolo di internet. E stiamo edificando la nostra città virtuale, fatta di siti uno diverso dall’altro, costruiti con mezzi e finalità diverse. Ci muoviamo, di sito in sito, di città virtuale in città virtuale, tra spazi 3d e fotografie in quick time VR, tra web cam ed immagini fisse in un lungo viaggio, alla ricerca di quello che forse si potrebbe rappresentare con una frase di Mircea Eliade: Per un nomade il tragitto stesso non è uno spostamento: è la ripetizione di un gesto di fondazione.